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Colle Aperto

Il punto in cui ti trovi ora prende il nome di Colle Aperto. Guardati intorno: un connubio di verde ed edifici storici si schiude davanti a te. Chiudi gli occhi per un secondo e prova ad immaginare di essere trasportato in un tempo antico, quello dei romani. Carretti che passano, venditori ambulanti e massaie che sbrigano le loro faccende quotidiane, in una tranquillità assoluta, agevolata dalla possibilità di sfruttare acqua fresca e potabile grazie alla realizzazione dell’Acquedotto Magistrale che qui trovava sede, posto in corrispondenza del baluardo di Sant’Alessandro. Da qui il percorso delle acque si snodava poi all’interno della città antica, sfruttando la pendenza naturale delle colline e scorrendo in condotte “a pelo libero”, cioè non in pressione, per la maggior parte del suo tragitto. L’Acquedotto Magistrale era l’antico sistema di distribuzione idrica in Città Alta. Sicuramente attivo nel XII secolo, questo sistema raccoglieva l’acqua dall’Acquedotto dei Vasi che correva interrato e coperto da lastroni di pietra, proveniente dal monte Bastia dove era alimentato da cinque sorgenti le cui acque venivano fatte decantare nei purgadori. Da qui l’acqua passava per la località di Castagneta e si congiungeva a quello di Sudorno grazie ad una cisterna posta all’altezza della Porta S. Alessandro, dando origine all’acquedotto Magistrale e la distribuiva a fontane e cisterne per uso pubblico ed alle abitazioni private con diritto di prelievo. Elementi fondamentali dell’Acquedotto Magistrale erano i tre partitori che distribuivano l’acqua dal condotto principale verso i punti di prelievo. Tutte queste strutture sono state in funzione, in Città Alta, sino ai primissimi anni del 1900. Seguiamo ora il tracciato dalle Aquae Ductus Bergomensis spostandoci verso La cittadella, seconda tappa del nostro percorso.

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Cittadella Torre di Adalberto

La Cittadella nella quale ti trovi ora venne edificata con uno scopo preciso: difendersi dagli attacchi nemici, come presidio in caso di insurrezione popolare e soprattutto per ricordare in ogni momento ai sudditi locali il vasto potere di chi li governava ovvero i Visconti. Questa famiglia nobile era a capo del Ducato di Milano e dominatrice di Bergamo dal 1332 al 1428. Oggi questo spazio è diventato una caratteristica piazza di Città Alta e ospita ancora diversi segni del suo variegato passato. Arrivando dal centro storico passerai sotto la Torre della Campanella: ad ovest potrai vedere una postierla medievale (porticina di ingresso nelle preesistenti mura medievali). Attraversandola, incontrerai una strada romana e passerai sotto le volte ribassate e i pilastri cilindrici di epoca romanica, appartenenti a un’antica residenza privata. E nella parte sul lato nord della piazza che svetta la Torre di Adalberto nota come la “torre della Fame” dove venivano imprigionati coloro che si macchiavano di gravi reati. Proprio qui possiamo trovare la prima importante utenza rifornita dall’acquedotto: un partitore posto lungo il condotto riforniva l’abitazione del Capitano. Qui è da notare la presenza di una tubazione in pressione che riforniva un lavello delle cucine, al primo piano dello stabile, a fianco della Torre d’Adalberto. Dalle cucine l’acqua scendeva e riforniva un abbeveratoio per cavalli, posto ove ora attualmente si trova la fontana a fianco della torre. Lasciamo ora la cittadella per proseguire presso quella che un tempo veniva definita piazza Nuova ora chiamata dai cittadini di Bergamo Piazza Mascheroni.

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Piazza Nuova

Ora Piazza Mascheroni

L’elegante piazza nella quale ti trovi ora prende il nome di Piazza Mascheroni, un’area intensamente frequentata sin dalle epoche antiche e modificatasi nei millenni per necessità urbane, economiche e di potere. Sotto il dominio veneziano essa era uno dei punti cardine di Città Alta, in quanto sede del mercato. Non da meno sorgeva qui la più antica Hosteria della città detta della croce bianca, citata nel 1596 da Giovanni De Lezze e descritta da Tommaso Bottelli nel 1758, alle cui mura verranno accostate quelle ad uso militare della “Munizione della Paglia”, una trattoria con vasti locali di deposito paglia. Qui gli studi condotti negli ultimi decenni hanno portato alla scoperta di resti che vanno dall’età protostorica all’età rinascimentale nonchè imponenti strutture di cantine e pavimenti di edifici risalenti alle epoche medievale e rinascimentale. Un muro di terrazzamento del III/II sec. a.C. è il ritrovamento più antico di quest’area. Resti che conducono alla scoperta dell’esistenza di ambienti absidati con copertura a volta (oggi perduta), riutilizzati in età medievale e moderna come botteghe e magazzini. Al centro della piazza, verso via Boccolola, nel 1606 venne edificata una cisterna sotterranea dalla quale l’acqua poteva essere prelevata tramite un pozzo. E’ del 1682 la costruzione di un condotto, derivato dall’Acquedotto magistrale nel cortile di palazzo Benaglia-Roncalli sul lato sud della piazza, per alimentare la cisterna. Il pozzo attualmente visibile risale al 1763 ed al suo interno nel 1818 venne posizionata una pompa a stantuffo per consentire il prelevamento dell’acqua. Procediamo ora il nostro percorso spostandoci verso Via Colleoni, cuore di Città Alta, all’angolo con vicolo S.Agata.

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Via Colleoni

Angolo vicolo S. Agata

E’ proprio qui che potete ammirare tutta la bellezza di una fontana medioevale, risalente al 13° secolo, fonte di acqua per i popoli dell’epoca. Essa era alimentata dalla derivazione dell’Acquedotto Magistrale che via San Salvatore scendeva lungo il lato sinistro di via Salvecchio. Nel 2009 è stato abbattuto il muro dal quale usciva il bocchettone per l’acqua, non particolarmente artistico, ma che svolgeva egregiamente la sua attività di dissetare i passanti. In questo modo è stata recuperata alla vista, pur perdendo la funzione, la cisterna dell’acqua, alimentata dall’acquedotto dei Vasi, e il locale dove attingerla, con ritrovamenti d’epoca romana. La fontana era inserita nel palazzo Secco Suardo ed i proprietari potevano prelevare l’acqua per i loro usi direttamente dalla cisterna. L’acqua sovrabbondante alla fontana era incanalata ed utilizzata per il convento di Sant’Agata, in epoche successiva trasformato in uno dei tanti carceri sparsi per la città di Bergamo. Da qui riprendiamo ora il nostro viaggio alla scoperta dalle Aquae Ductus Bergomensis e percorrendo la strada principale ovvero Via Colleoni, arriveremo nel vero e proprio cuore della città, Piazza Vecchia, da anni insignita del titolo di Patrimonio dell’Unesco.

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Piazza Vecchia

Ti trovi ora nel vero e proprio cuore della città. Piazza Vecchia è stata per secoli il fulcro del potere politico di Bergamo e ancora oggi continua ad essere il luogo dove ci si incontra e si vive il tempo libero. Sulla Piazza si affacciano maestosi e imponenti edifici disposti secondo una geometria armonica e perfetta. Qui spiccano il Palazzo della Ragione, che risale alla fine del 1100 e rappresenta la più antica sede comunale lombarda esistente, e la Torre Civica, detta “il Campanone”. Al centro di Piazza Vecchia puoi ammirare la fontana Contarini, donata alla città nel 1780 dal Podestà Alvise Contarini. Essa fu voluta sia per ragioni di abbellimento del cuore della città, sia per scopi pratici (ancor oggi puoi dissetarti bevendo dalle sue bocche che rappresentano delle sfingi). A fine Ottocento viene sostituita da una statua dedicata a Giuseppe Garibaldi, salvo poi essere ripristinata nella sua forma originaria. Fin dalla sua creazione la fontana era alimentata tramite una tubazione in pressione, per dare vita allo zampillo della vasca centrale. Un’altra derivazione alimentava le utenze del Palazzo della Podestà che si affacciava su Piazza Vecchia e dai primo del 1800, quanto venne edificato anche il Teatro Sociale, luogo di incontro e di rappresentazioni teatrali per tutta la città.

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Piazza Duomo

Da piazza Vecchia ci spostiamo ora nella vicina Piazza Duomo. Quella del Duomo, che si intravede attraverso le arcate terrene del palazzo della Ragione, raccoglie in pochissimo spazio ed in pittoresca asimmetria i monumenti più insigni della città: il Duomo seicentesco dalla fronte marmorea; il fianco della chiesa di Santa Maria Maggiore del sec. XII, dal quale avanza il superbo protiro trecentesco di Giovanni da Campione; la cappella Colleoni, capolavoro dell'Amadeo e del Rinascimento lombardo, la cui fronte col suo vivace rivestimento policromo e il ricamo degli elementi decorativi è una nota di gaiezza nell'austerità dell'ambiente; ed infine il piccolo Battistero ottagonale, tutto in marmo rosso di Verona, opera di Giovanni da Campione (anno 1340), qui ricomposto nel secolo scorso. Il cuore sacro della città deve il nome all’imponente Cattedrale che vi si affaccia, posta dirimpetto a Battistero, Episcopio e Curia. Prima che la Serenissima realizzasse l’attuale Piazza Vecchia, questa era la piazza della città, dedicata a S. Vincenzo. Qui si emanavano bandi, si rogavano atti notarili, si tenevano scambi e si facevano contrattazioni. Al di sotto della curia Vescovile si è conservato il secondo partitore detto “del Vescovado”, dove erano collegate le canalizzazioni per le utenze interne alla Curia stessa, per la fontana di San Michele dell’Arco, per la fontana di Antescolis o di Santa Maria Maggiore, per il palazzo della MIA in via Arena, per il Fontanone e la prosecuzione dell’Acquedotto Magistrale verso il terzo partitore di Piazza Mercato del Pesce. Da questa meravigliosa piazza ci spostiamo ora in uno dei punti nevralgici del nostro Aquae Ductus Bergomensis: Piazza Mercato del Pesce.

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Piazza Mercato del Pesce

Ora Reginaldo Giuliani

Siamo quasi a metà di questo nostro percorso. Con questa tappa scoprirai lo storico Fontanone visconteo, la più importante fontana medioevale di Bergamo, collocata in piazza Reginaldo Giuliani, un tempo piazza del Mercato del lino e nel XVIII secolo piazza del Mercato del pesce. Il fontanone è incorporato nel palazzo neoclassico dell'Ateneo di scienza di Bergamo ed era considerata una delle 16 fontane presenti in Bergamo. Il suo nome deriva dalla grande capienza della sua cisterna. La parte di Bergamo dietro piazza Vecchia e piazza del Duomo, subì nei secoli diverse trasformazioni, ricerche archeologiche rilevano che vi fosse il Foro Romano, con una domus e una fontana alimentata da una condotta d'acqua in piombo citata come fontana Berlina, forse presente in piazza del Duomo, e la fontana di Antescolis, entrambi presenti sulla piazza detta mercato del pesce, da qui la necessità che vi fosse acqua corrente. Città Alta nel XIV secolo, era molto abitata, e suddivisa in vicinie ed ognuna di queste aveva una fontana. Il fontanone fu eretto nel 1342, dal Podestà Gabrio Pozzobonelli e da Giovanni e Luchino Visconti, da qui il nome viscontea, allora signori di Milano inglobando la fontana Berlina. I documenti rogati negli anni successivi al 1342 in prossimità della fontana, la indicano come nuova fonte, più antica quella che da il nome alla vicinia. I Visconti l'avevano costruita, non solo per aver più acqua in città, ma anche per assicurarsi il rifornimento idrico in caso di assedio. Al di sotto della Piazza un tempo si trovava un partitore alimentato tramite una condotta derivata dal Partitore del Vescovado. E’possibile intuire la presenza della condotta grazie alle lettere AQ incise su alcune pietre del Fontanone, sul lato destro verso il Duomo. Il partitore del Mercato del Pesce era ad una profondità di circa 4 metri e si derivavano da questo i condotti per la fontana di via San Giacomo. Proseguiamo ora il nostro tragitto verso uno dei lavatoi pubblici più antichi della città di Bergamo. Destinazione via Mario Lupo.

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Lavatoio di via Mario Lupo

Quando arriviamo in questa via non possiamo certo non essere trasportati in un viaggio nel tempo. Cerchiamo per un minuto di rivivere quei tempi in cui l’attività di lavanderia si svolgeva proprio per strada. Come qui in via Lupo, dove ancora trova sede uno dei più antichi lavatoi di Bergamo. Lo potrai notare immediatamente: una lunga vasca in marmo bianco, suddivisa in diverse parti, con un’elegante copertura in ghisa e lastre di lamiera. Il Lavatoio di via Lupo in Città Alta, costruito nel 1891, rappresenta ancora oggi un modello dal punto di vista progettuale. Dotato di un sistema di adduzione dell'acqua, di uno scarico di troppo pieno, di un processo di scarico delle acque sporche dopo il lavaggio e del canaletto di raccolta degli spruzzi d'acqua prodotti durante il lavaggio, il Lavatoio si dimostra efficiente e funzionale. A quell’epoca le condizioni igieniche in cui versava Bergamo erano molto precarie e le malattie come il tifo o il colera si diffondevano a macchia d’olio, decimando la popolazione. Per cercare di rimediare, il Comune di Bergamo decise di costruire una serie di lavatoi pubblici, quali quello in via Lupo, uno in via Boccola e uno in Borgo Canale. Il lavatoio di Via Lupo era alimentato tramite la derivazione verso la fontana San Pancrazio, con una tubazione posta al di sotto della contrada delle Beccherie, oggi appunto via Lupo. Torniamo alla realtà, riapriamo gli occhi e riprendiamo il nostro tour… prossima tappa l’ex-Contrada di San Cassino

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Contrada di S. Cassiano

Ora via Donizetti

Come abbiamo già detto in precedenza tutte le fontane a Bergamo avevano soprattutto uno scopo pratico. Servivano per il rifornimento d’acqua e in questo senso svolgono la loro funzione con costanza fin dall’epoca romana. Ecco il motivo per cui Città Alta è ricca di fontane “a muro”, a volte poco più di semplici rubinetti come la fontana medioevale che si incontra percorrendo in via Donizetti. Per ricostruire brevemente il percorso dell’acqua ricordiamo come essa dal partitore del Mercato del Pesce, l’Acquedotto Magistrale proseguiva il suo percorso al di sotto di via Donizetti, alimentando varie utenze e la fontana medioevale, con piccola cisterna, posizionato sul lato sinistro della via per chi scende verso la città nuova. L’acqua poteva essere prelevata da un rubinetto ora scomparso.  
Spostiamoci ora verso un’altra piazza punto di riferimento, nel passato come oggi, di Bergamo alta: Piazza Mercato delle Scarpe.

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Piazza Mercato delle Scarpe

Piazza Mercato delle Scarpe è posta sulla parte alta della città ed è considerata un importante nodo viario che collega le due parti cittadine, quella bassa a quella alta. Essa inoltre è il punto di arrivo della funicolare. Piazza Mercato delle Scarpe, anticamente detta piazza delle Biade, è tra le piazze cittadine più antiche, indicata già nel 1263 da Mosè del Brolo nella sua opera letteraria Liber Pergaminus. Essa collegava le strade che provenivano ad est da Venezia e a sud da Milano. In documenti successivi viene indicata come sede della Domus Calegariorum e del Paratico dei Beccai. Fu durante la dominazione dei Visconti che le piazze della città presero il nome dai prodotti che vi venivano venduti: questo per favorire il pagamento e relativo controllo dei dazi. Il percorso dell’Acquedotto Magistrale uscendo da via Donizetti, riforniva la cisterna edificata nel 1485 al di sotto di Piazza Mercato delle Scarpe. L’acqua, prima di riversarsi nella cisterna, era scaricata in un sistema di vasche de decantazione che circondano, ancora oggi, la cisterna. Lasciamo ora questo storico scorcio di Città Alta per imboccare Via Porta Dipinta.

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Via Porta Dipinta

Come noterai durante il tratto che hai percorso fino a qui, la strada signorile chiamata Via Porta Dipinta permette, con la sua pendenza, di spostarci verso un livello inferiore della Città Alta, arrivando fino ad un suggestivo piano ornato da alberi secolari e dalla magnifica Chiesa di Sant’Agostino, oggi sede dell’Università degli studi di Bergamo. Nel percorrere Via Porta Dipinta noterai anzitutto chiese e palazzi storici: lo sono la neoclassica chiesa di S. Andrea che custodisce una pala con Madonna in trono e santi del Moretto risalente al 1536 circa ed a seguire la chiesa di S. Michele al Pozzo Bianco, di forme romaniche rinnovate nel ’400. L’interno, suggestivo, ha affreschi nella navata e nella cripta (XIII-XVI secolo); nella cappella a sinistra del presbiterio un ciclo (Vita di Maria) affrescato da Lorenzo Lotto risalente al 1525. In Via Porta Dipinta l’Acquedotto di via Magistrale scendeva lungo Via Porta Dipinta, alimentando alcune utenze e la fontana visibile lungo la stessa. La fontana, di struttura medioevale, era dotata di una piccola cisterna sul retro di un rubinetto di presa dell’acqua. Qui terminava l’Acquedotto Magistrale. Soffermiamoci ora in uno dei punti più significativi di Via Porta Dipinta e di Città Alta in particolare, Piazzetta Pozzo Bianco con la secolare Chiesa di San Michele del Pozzo Bianco.

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Piazzetta Pozzo Bianco

La piazzetta del Pozzo Bianco prende nome dalla Chiesetta che qui vi sorge. Stiamo parlando della Chiesa di San Michele al Pozzo Bianco, fondata nell'VIII secolo dai longobardi e nominata già nel X “Pluteo Albo” cioè del Pozzo Bianco, forse per la presenza di un pozzo di marmo bianco, del quale nulla ad oggi rimane. L'appellativo Pozzo Bianco risulta presente solo nei documenti successivi il 905. Venne ricostruita nel XII-XIII secolo, successivamente rinnovata nel secolo XV, anche se la facciata è del Novecento, e si trovava al centro della vicinia omonima. Confina con la casa del vicario e decorata, a sinistra, da affreschi del XV secolo attribuiti a Giacomo Scanardi. Oggi laddove sorgeva il pozzo di marmo bianco ne resta solo la parte sotterranea. Tale struttura era alimentata, oltre che da acqua di falda, da una derivazione dell’acquedotto di Prato Baglioni. Lasciamo ora questa suggestivo scorcio di Città Alta e scendiamo fino a via Osmano.

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Via Osmano

Anche se il suo nome potrà non avere un giacché di significato, Via Osmano si cela, riveste un’importanza da non sottovalutare nel tentativo di ricostruire la storia della città di Bergamo. In via Osmano infatti, prima che la Serenissima decidesse di fortificare la città, sorgeva una delle porte della Bergamo antica: porta Sant’Andrea, più nota come “porta pinta” o “porta dipinta”. La “Porta di Sant’Andrea” raggruppava le quattro vicinie di San Michele del Pozzo, Sant’Alessandro della Croce, San Giovanni dell’Ospitale e Sant’Antonio. Via Osmano o, meglio, la porta che vi sorgeva, era quindi una delle strade più importanti della Città Alta in quanto consentiva il defluire delle strade verso i borghi. Proprio in questa via potrete ammirare una fontana, con struttura di epoca medioevale, inglobata in palazzo Trussardi. Dalla strada si può scorgere lo spazio pubblico, un tempo accessibile tramite scalinata, ove poteva essere prelevata acqua. La fontana era dettata di cisterna cosicché i nobili Sottocasa, vecchi proprietari del palazzo, potevano attingere acqua per i loro usi, direttamente dalla cisterna tramite pompe a mano. Siamo giunti quasi alla fine del nostro percorso e ci apprestiamo ora a scendere verso Sant’Agostino.

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S. Agostino

Lo spazio nel quale ti trovi in questo momento prende il nome da Sant'Agostino il grande complesso del monastero che qui vi sorge. Vicino ad esso potrai ammirare la grande fontana di Sant'Agostino, che prende il nome dal medesimo e si trova in asse alla porta omonima. La costruzione della fontana di sant'Agostino fu ordinata dai rettori veneziani Francesco Longo e Marc'Aurelio Memo prendendo l'acqua dalla fonte della Pioda. Fu progettata probabilmente da Paolo Berlendis, che aveva eseguito anche la porta, con lavori iniziati nel maggio 1575. I nomi dei due committenti furono incisi sui medaglioni di marmo posti ai lati in alto della monumentale fontana. Inizialmente la fontana riceveva acqua solo da una sorgente non lontana mentre successivamente è stata collegata con l’acquedotto di Prato Baglioni. Da qui ci spostiamo verso la nostra ultima tappa di questo percorso: il serbatoio Sant’Agostino.

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Serbatoio di S. Agostino

Da oltre 135 anni il serbatoio Sant’Agostino permette a Bergamo di vivere e prosperare, ma pochi ne conosco addirittura l’esistenza. Quando si sale in Città Alta passa quasi inosservato, eppure la sua presenza è di fondamentale importanza. Lo potremmo definire un punto strategico, senza il quale Bergamo non sarebbe più la stessa. Esso è collocato ai piedi dell’omonima porta, varcata la quale si raggiunge il complesso monastico, come prima dicevamo, una delle sedi dell’università. Ai piedi delle Mura Venete, oggi Patrimonio dell’Unesco, il serbatoio Sant’Agostino, con le sue volte a botte, venne costruito fra il 1876 ed il 1881, per raccogliere le acque delle grandi sorgenti che servivano la città quali inizialmente Bondo Petello di Albino, Algua e oggi le acque provenienti da Nossana (ovvero Ponte Nossa) e del Costone (ovvero Casnigo) in Valle Seriana. La valenza di questo luogo è quindi di vitale importanza per la distribuzione delle acque a tutta la città e nei territori limitrofi. Qui si raccoglie e si distribuisce l’acqua che sgorga dai rubinetti e dalle fontane della Città dei Mille. Una cosa non da poco, se si pensa che è anche la più antica parte del moderno acquedotto ancora in funzione. Queste vasche ancora oggi svolgono quindi la funzione di riserva idrica nei momenti di picco dei consumi di acqua da parte dei cittadini che coincidono generalmente con i tre pasti principali.